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La Storia di Tamo e Rajo Guna

Rajo, Tamo e l’incantesimo sulla loro madre

In un posto non molto lontano, esiste un regno il cui re si chiama Atma e la sua consorte è la regina Kundalini. Essi hanno due bei figli: il principino Rajo Guna (che tutti chiaman Rajo) e la principessina Tamo Guna (che tutti chiaman Tamo). Erano tutti molto felici e il re Atma governava con rettitudine e saggezza, quando un giorno una maga cattiva decise di porre fine a quella felicità. Infatti la regina Kundalini aveva un potere speciale, quello di rendere i cuori buoni e contenti, e questo faceva perdere i clienti alla maga cattiva che non poteva più vendere le sue terribili pozioni magiche alle persone invidiose e cattive che volevano fare i dispetti agli altri: siccome erano tutti felici, chi le voleva più le sue pozioni!
Quindi in un momento di distrazione della regina, le fece un incantesimo che la costrinse ad un sonno eterno e non diede nemmeno un indizio per capire come poterla risvegliare. Il re Atma era disperato e aveva chiamato tutti i migliori dottori e saggi del paese per aiutare la regina a svegliarsi, ma nessuno riuscì nel suo intento.

regina addormentata

Ora sono passati alcuni anni da quando la regina è addormentata nella sua bella stanza, che il re aveva ordinato di essere mantenuta sempre  in ordine e curata. Nessuno, a parte due o tre servitori di fiducia, potevano accedere alle stanze della regina, nemmeno i figli, cui Atma voleva risparmiare la sofferenza di vedere la loro madre così.
Purtroppo, dalla scomparsa della madre Rajo e Tamo hanno cominciato a litigare e non vanno mai d’accordo su nulla. Rajo è un po’ prepotente e cerca sempre di comandare Tamo; Tamo obbedisce, ma nel suo cuore si sente sempre avvilita e poi di nascosto fa a Rajo degli scherzi per vendicarsi, non molto belli a dirsi. Rajo si impegna molto in tutto perché vuole essere il migliore e non fa altro che vantarsi di questo e di quello; mentre Tamo non si impegna tanto perché vive la sua vita più nei sogni e nei suoi sentimenti. Per cui c’è ben poco che i due hanno in comune e sul quel poco litigano sempre.
Il re Atma è impegnato a governare il regno e non può sempre stare dietro ai capricci dei suoi figli, che passano la maggior parte del loro tempo con i loro maestri.

Rajo diventa re con l’inganno

Il tempo passa e Rajo diventa sempre più forte e spavaldo, mentre Tamo diventa sempre più timida e introversa.
Rajo non è solo forte, ma anche intelligente e molto abile nelle varie arti militari; e soprattutto è molto ambizioso e quando raggiunge i venti anni decide di volere diventare re, con o senza l’approvazione del padre. Il fatto è che a Rajo piace comandare e vuole fare tutto quello che vuole senza che nessuno gli dica niente, perché crede di essere il più intelligente di tutti.
E così un giorno, con l’inganno e con l’aiuto di alcuni generali ambiziosi, rinchiude il re suo padre in una stanza in un posto segreto del castello, perché nessuno lo possa trovare. Comunque Rajo vuole bene al padre e lo fa stare in una stanza molto bella e lussuosa, piena di tante comodità: la vasca con idromassaggio, poltrone comodissime, i videogiochi, e anche la TV satellitare.
Ma naturalmente al fu-re Atma niente di questo interessa: la libertà non ha prezzo!
Atma si rinchiude in un assoluto silenzio regale; ogni tanto Rajo va a trovarlo per chiedergli qualche consiglio, perché sa che comunque suo padre è molto saggio, ma il fu-re Atma non dice una parola.
Alla fine Rajo smette di andare a trovare il padre, anche perché è così impegnato nel governare e nelle sue battaglie di conquista, che lo dimentica.

Naturalmente tutti, tutto il popolo e gli altri re, si chiedono dove sia il re Atma, che tutti ama molto, ma Rajo è così bravo nel parlare che riesce a convincere tutti che suo padre era andato in vacanza per motivi di salute che sarebbe tornato quando la sua salute fosse migliorata.
Poi, dice a tutti che in quel momento c’è grande confusione e molti problemi nel regno (non è vero, ma lui è davvero bravo a convincere tutti, anche perché manda i suoi messaggi su tutte le radio e le televisioni e i giornali e altro) e che lui è l’unico che può risolverli; a forza di ripeterlo, ad un certo punto tutti cominciano a credergli e non si pongono più il problema di sapere se è vero o meno. In verità, Rajo dice così perché lui non è così bravo a governare come il padre e allora si è inventato che ci sono  dei problemi, così se qualcosa va storto può sempre dire che è colpa di quelli: Rajo non è molto saggio, ma sicuramente è molto furbo!
Dal canto suo, la sorella Tamo (ignara di tutto quello che era successo al padre) si sente davvero triste: prima aveva perso la madre e poi anche il padre e per giunta il fratello (non proprio tanto amato e amorevole) aveva preso il comando del regno e della casa. “C’è davvero poco di cui essere felici!” pensa in continuazione e non fa altro che sognare un futuro migliore e lamentarsi con le sue dame di compagnia delle cose negative che succedono nel castello e nel mondo.

Rajo si sposa

Dopo qualche anno di regno, Rajo Guna decide di sposarsi.
Sa che esiste una principessa che tutti i principi desiderano sposare, perché ha molte virtù: è dolce e gentile, ma anche colta, sa dipingere benissimo e quando canta e suona tutti rimangono incantati a sentirla. Il re suo padre aveva ricevuto tante richieste di matrimonio da tanti principi e, per non deludere nessuno con un rifiuto (é sempre meglio avere buoni rapporti con tutti), decide di concedere la mano della adorata figliuola al più valoroso.
Per cui il re, padre della virtuosa principessa, organizza un torneo cui tutti i principi possono partecipare: il migliore avrebbe avuto la possibilità di sposare la principessa. Naturalmente Rajo si iscrive al torneo ed è sicuro di vincere: è intelligente e furbo e difficilmente perde in qualche prova di destrezza e di abilità.
Dal canto suo la principessa, che si chiama Sattva Guna (appartiene alla stessa stirpe di Rajo e Tamo Guna), è un po’ preoccupata. Lei è molto rispettosa del padre e fa sempre del suo meglio per non deluderlo. È molto rispettosa anche verso i suoi doveri di principessa e di futura regina: sa che è un ruolo molto importante, anche se richiede molti sacrifici, come quello di non poter scegliere il suo sposo. Però sa che sicuramente il meglio per lei sarebbe arrivato e ha molta fiducia nella benevolenza di Dio. “In fin dei conti” dice fra sé e sé “sono sempre stata così fortunata, la mia vita è sempre stata piena d’amore e di gioia, ora è arrivato il momento di dare questo amore e questa gioia a tutti, anche a coloro che non sono stati così fortunati come me!”. Così, con questa consapevolezza, la principessa Sattva assiste al torneo, senza pensare nulla, solo osserva tutti i partecipanti e lascia che il destino prenda la sua decisione.

Comincia il torneo e tutti i partecipanti si mostrano veramente capaci, ma più di tutti Rajo che, anche se per poco, riesce a vincere tutte le gare e infine il torneo.
Ora, tutti sanno come è Rajo, che si arrabbia facilmente se qualcuno non è d’accordo con lui, che è sempre pronto a fare guerra a tutti perché è molto ambizioso, che non è una persona dolce e amorevole perché pensa che i sentimenti e certe maniere sono cose per persone deboli e senza carattere e non gli interessano: la ragione è la sua sola guida! Insomma è chiaro a tutti che non ha proprio un bel carattere e l’idea di dare in sposa la figlia proprio a lui non fa piacere al re padre di Sattva. Ma i patti sono patti e suo malgrado è costretto a rispettarli, “Chi lo sa?” pensa il re fra sé e sé “magari Sattva con tutte le sue virtù riuscirà a migliorarlo e tutti ne avranno beneficio! Ma questo solo Dio lo sa ed io non posso fare altro che sperarlo…”

Rajo è molto contento del suo successo e naturalmente la sua soddisfazione per questa nuova conquista ha fatto gonfiare ancora di più il suo ego. Nonostante i suoi modi non proprio dolci e amorevoli, è comunque rispettoso del matrimonio e fa del suo meglio perché sua moglie non manchi di nulla. Spesso si arrabbia per dei problemi stupidissimi e si mette a strillare, e in quei momenti è davvero insopportabile; in quei momenti, Sattva rimane in silenzio e aspetta che si calmi per potergli parlare e trovare una soluzione. “Quanta pazienza ci vuole!” pensa Sattva e continua a sperare che un giorno il marito cambi.

L’arrivo del piccolo Ganescia

Dopo qualche tempo, Rajo e Sattva hanno un figlio, un figlio bello paffutello e dalla pelle rossa, proprio come gli indiani d’america, e lo chiamano Ganescia. È un bambino stupendo, a dir poco meraviglioso e tutti lo adorano fin da subito. Non piange quasi mai se non quando sta veramente male.  È sempre allegro e ha sempre un sorriso per tutti.
Ganescia cresce sano e forte e sempre gioioso e giocherellone. Ogni tanto lo si vede un po’ pensieroso, ma questo succede solo quando lui cerca di trovare un modo di fare del bene a qualcuno, come quando aveva visto un insetto cicciotto che si trovava in giardino a pancia all’aria. Il poverino era lì ad agitare le sue zampette per cercare di girarsi ma proprio non ci riusciva. Allora Ganescia aveva preso seriamente la sua missione di volerlo aiutare, ma aveva paura che toccandolo potesse fargli male: sembrava così piccolo e delicato! Pensa e ripensa alla fine gli viene in mente di usare una foglia “Anche le foglie sono delicate” pensò “e allora questa non gli farà male!”. Avvicinò la foglia all’insetto che aiutandosi con le zampette riuscì a girarsi e a correr via contento per averla scampata. In quel momento Ganescia si sentì così felice che sentiva come se tutto il mondo gli fosse grato e gli sorridesse e allora corse subito dalla mamma per raccontarle la sua impresa. Per Sattva il figlioletto è fonte di grande gioia e gli dedica tutto il tempo che può, ascoltando le sue avventute e tutte le storielle che le racconta.

Un giorno, Ganescia – che ormai ha già sei anni – se ne va in giro per il castello in cerca di avventure e gli capita di arrivare in una zona dove nota che poche persone vanno, sempre gli stessi servitori un paio di volte al giorno e che puntualmente gli ripetono “Su principino, questo non è il posto giusto per giocare, ritorni nelle sue stanze”. E lui obbidisce e ritorna nelle sue stanze, ma poi sempre finisce per ritornare in quell’ala abbandonata del castello: la curiosità è davvero troppa! Non vuole chiedere niente a nessuno perché tanto lo sa qual è la risposta “Sei troppo piccolo per capire!” oppure “Un giorno, quando sarai più grande, lo saprai!”. “E poi saperlo così direttamente” si consolava “guasterebbe il gusto dell’avventura”.
Così un giorno, fingendo di giocare, si avvicina sempre di più a quell’ala e poi va su su per le scale fino a giungere in un corridoio dove nota che è un po’ tutto in disordine e trascurato, tranne che una porta. Lui va verso questa porta e si ferma là e la guarda chiedendosi indeciso “Entro o non entro? Entro o non entro?” e poi alla fine “Ma sì, giusto un pochino”. Apre lentamente la maniglia per non fare rumore e poi infila la sua testina nella fessura, piano piano, e dà una sbirciatina dentro. Vede una stanza decorata con tante belle cose e molto luminosa e poi al centro un letto con una signora – sì proprio una signora” – che dorme. “Oh mamma!” pensa subito “spero che non l’ho svegliata!”. Chiude subito la porta e corre via come un fulmine.
Nei giorni successivi, Ganescia ci pensa e ci ripensa “Ma che strano, quella signora che dorme di giorno e con tutta quella luce. Di solito quando dormo il pomeriggio mi chiudono le tende. Chissà chi è” . Per quanto ci provi, il suo pensiero ritorna sempre sulla signora misteriosa che dorme nella bellissima stanza dove non va quasi nessuno. La curiosità cresce sempre più.

Naturalmente noi sappiamo chi è la signora misteriosa: è proprio la nonna di Ganescia, che dorme in quella stanza ormai da tanti, ma proprio tanti anni. Ganescia però questo non lo sa e nemmeno la sua mamma lo sa, perché Rajo diceva in giro che i suoi genitori erano morti e ormai tutti credevano così.

L’incontro con la nonna

Per cui, nuovamente il principino si avventura nel corridoio misterioso nell’orario che sa essere deserto. Anche se sa che non c’è nessuno va con passo leggero perché non vuole svegliare la signora. Questa volta si sente più coraggioso, per cui dopo aver aperto la porta, piano piano entra dentro la stanza e comincia a curiosare qua e là e a veder tutto quello che c’è, ma sempre mantenendo un occhio vigile sulla signora che dorme.
Ad un certo punto, vede una scatola bellissima con tante decorazioni di angioletti e fiorellini, la prende e la apre e… sorpresa! Appena la apre la scatola comincia a suonare: quello era un carillon! La richiude subito ma ormai è troppo tardi, ha fatto rumore e “Forse la signora si è svegliata” pensa subito e si gira per controllare, ma niente: la signora è sempre lì immobile.
“Questo fatto è davvero strano!” pensa Ganescia “Riesce a dormire con tutta questa luce e anche il rumore non le fa niente, ma come è possibile?”. E allora decide di avvicinarsi al letto, sempre piano piano e sempre più vicino per vedere meglio. Quando è vicino alla signora nota che è davvero pallida e immobile, “Sembra quasi che non respira” pensa il piccolo. Allora con il suo ditino indice le tocca la mano, sempre piano piano “Come è fredda!” e allora tocca la mano con tutte le dita: è proprio fredda quella mano. “Povera signora” pensa Ganescia “ecco perché non si muove ed è così pallida, è tutta congelata! E allora ci penso io!”.
Detto fatto, prende la mano della signora fra le sue e la sfrega delicatamente. Poi fa una corsetta attorno al letto e fa lo stesso con l’altra mano. Poi decide che anche il viso ha bisogno perché è proprio bianco bianco; un po’ a fatica riesce ad arrampicarsi sul letto che è davvero alto, ma lui è furbo: usa una sedia per salire!
Salito sul letto, comincia ad accarezzare delicatamente con le sue manine il viso della signora che – magia! – prende piano piano colore. Ganescia è così contento che continua a premere le sue manine per scaldare il viso della signora.
Ma ad un certo punto succede una cosa imprevista che fa sobbalzare il principino: un velo azzurrognolo e semitrasparente si solleva spontaneamente dalla signora (come se prima la stesse coprendo) e poi si trasforma in una bolla, del tutto simile ad una bolla di sapone. Ora se una cosa piace tanto a Ganescia è scopppiare le bolle di sapone e senza pensarci infila il suo ditino in quella grande bolla azzurra che vede di fronte a sé e “PACK!!!” la bolla scoppia. Come la bolla scoppia, la pelle della signora comincia a diventa più rosea e lei comincia a muoversi e a stiracchiarsi, proprio come facciamo di solito tutti quando ci alziamo la mattina.
L’incantesimo è stato spezzato, anzi si può proprio dire che è scoppiato! Il puro amore che il piccolo Ganescia aveva dato alla signora incantata aveva vinto la malvagità della maga cattiva. Ah! se il povero re Atma ci avesse pensato, allora le cose sarebbero andate ben diversamente…

Il risveglio della regina Madre Kundalini

Ganescia è là fermo ad osservarla, sempre più incuriosito.
Quando la signora apre gli occhi e lo vede, dice “Buongiorno!”.
“Buongiorno!” ripete il bimbo con un filo di voce. “E tu chi sei bel bambino?” chiede la signora.
“Io sono Ganescia! E voi chi siete, se posso saperlo?” nel regno di Ganescia i bambini sono molto educati e danno sempre del “voi” alle persone più grandi.
“Io sono la regina e questa è la mia stanza, la mia casa” dice la regina Kundalini guardandosi attorno e notando di essere nella sua stanza e che tutto è rimasto uguale… proprio come se fosse andata a dormire il giorno prima.
“Davveroooo! voi siete la regina? Come mia madre… anche mia madre è regina di questo castello!” esclama il principino.
“Ah!” esclama la regina, che naturalmente non sa nulla di quello che è successo nel castello negli ultimi anni, “E come si chiamano tua madre e tuo padre?”.
“Mio padre è il re Rajo, mia madre è la regina Sattva!” risponde prontamente Ganescia. Subito la regina madre Kundalini si meraviglia e non capisce come è possibile che il suo piccolo Rajo sia diventato re e cosa ne è stato di suo marito e tutto il resto. La cosa è davvero curiosa, anzi bizzarra.
“Allora devi sapere, mio caro, che io sono la mamma di Rajo tuo padre, quindi sono tua nonna”.
A queste parole, Ganescia si illumina dalla gioia. Lui ha già una nonna che è la mamma della mamma, ma non la vede quasi mai perché abita troppo lontano; ora invece ha una nonna che vive proprio nella sua casa: che grande gioia! Subito, senza nemmeno pensarci, abbraccia la nonna che ricambia affettuosamente l’abbraccio e che da un bacetto sulla testina del suo nipotino. “Nonna nonna, poi mi dovete dire che facevate qui nascosta a dormire tutto il tempo” dice il piccolo “Anzi no che importa, l’importante è che ora siete sveglia e state con noi. Vi conosco poco, ma vi voglio già tanto tanto bene!”

Dopo aver passato un po’ di tempo insieme ed essersi raccontati tante cose, nonna e nipote decidono di andare a raccontare la buona novella del magico risveglio a tutti. Naturalmente, dopo tanti anni di sonno, la regina Kundalini fa un po’ fatica ad alzarsi e a camminare, ma per fortuna l’incantesimo era tale da mantenere il suo corpo intatto e in forma come lo era prima.
Così, si avviano per il deserto corridoio e poi per gli altri dove tutti i servitori che conoscevano la regina rimangono meravigliati nel vederla (quelli che non sapevano nulla dell’incantesimo naturalmente) al punto da dimenticarsi di fare un inchino di riverenza come si conviene quando si incontra la regina. Ma in questa speciale occasione sono tutti perdonati, perché è un giorno di festa per il ritorno della regina madre Kundalini.
Non appena i due giungono nel grande salone, dove re Rajo e la sorella Tamo sedevano per prendere un tè, allora la meraviglia si trasforma in immensa gioia, in un’ondata di gioia che pervade i due fratelli Guna. Improvvisamente tutte le paure e la tristezza di Tamo svaniscono, così come tutto l’orgoglio e il vanto di Rajo; dopo il primo momento di incredulità, entrambi si lanciano come un lampo nelle braccia della madre, proprio come due piccoli bambini, e la madre li stringe a sè e li bacia proprio come poco prima aveva fatto con il suo nipotino.
In questo momento di gioia immensa, sia Rajo che Tamo sentono il loro cuore essere colmo di amore, un sentimento che  da lungo tempo non provavano più e non ricordavano più come fosse. Volesse il cielo che rimanessero sempre così, ma, purtroppo, ben presto il velo grigio della loro vita ritorna a posarsi sui loro cuori ed entrambi ritornano ad essere i soliti di sempre: l’una triste e lagnosa, l’altro arrogante e prepotente.

Nel momento in cui Rajo si stacca dalla Madre comincia a dire “Madre, dove siete stata tutto questo tempo? Vostro marito, il re Atma, ha pianto così tanto per la vostra scomparsa al punto da morire dal dolore”. A questo punto Tamo comincia a piangere e ad incolpare la madre “Sì, dove siete stata? Perché ci avete abbandonato? Ho sofferto così tanto per la vostra scomparsa e invece eravate viva”.
“Miei cari, amati figli, io non so cosa sia successo. Oggi mi sono svegliata nella mia stanza e accanto a me c’era questo bimbo, mio nipote. Proprio ignoro cosa sia avvenuto in questi anni”.
“Va bene, madre, capisco, forse avete perso la memoria. Non preoccupatevi, siete comunque la bentornata e faremo festa a palazzo in onore del vostro ritorno. Farò riaccomodare le vostre stanze al meglio. Prima però vorrei avere l’onore di presentarvi mia moglie la nuova regina Sattva, con il vostro permesso” dice Rajo indicando sua moglie che nel frattempo si era unita al gruppo: avendo sentito la voce del ritorno della madre regina, non aveva potuto aspettare un attimo per vederla.
Subito, a prima vista, Sattva riconosce la bellezza interiore e la qualità sottile della regina e desidera tantissimo conoscerla meglio e di sapere tutto di lei. “Sento che è una persona speciale, non è come tutti gli altri. È come se emanasse una luce, una luce che illumina i cuori della gente; ecco, sento nel cuore così forte un senso di conforto, di tenerezza, di grazia e leggerezza come mai non l’ho sentito prima. Desidero saperne di più”.

Il Potere del Desiderio

I giorni passano e la regina Kundalini si rende conto di qual è la situazione, di quello che i suoi amati figli sono diventati, della virtù di Sattva e della gioiosa amorevolezza del nipotino. Non sa però che il suo amato Atma è ancora vivo e vegeto e che si trova in un posto segreto di quel grandissimo castello.
La grande madre Kundalini non può rimanere così a guardare, lei sa del suo potere e vorrebbe aiutare a migliorare la situazione. Sua figlia Tamo non manca mai occasione per lamentarsi di qualcosa, ma non riesce mai a fare niente di utile per migliorare le cose e così sua madre decide di parlarle.
“Vedi” dice solennemente ma con dolcezza la regina Kundalini “è vero che io ho il potere di aprire i cuori delle persone e di renderli migliori, però le persone devono desiderarlo. Se le persone hanno un attitudine negativa e respingono questo potere, io non posso farci nulla. In particolare, tu non lo sai, ma anche tu hai un grande potere che può risolvere tante cose.”
Tamo, meravigliata di aver scoperto improvvisamente qualcosa di sé che non sapeva, domanda “Davvero madre?  E qual è il mio potere? Per favore ditemelo?”
“Tu hai il Potere del Desiderio. Tu hai il potere di desiderare le cose belle per te e per gli altri, anzi per tutto il mondo. Tu non puoi sopportare le ingiustizie e le persone che fanno del male e che sono dure e magari anche crudeli; queste cose ti fanno soffrire perché sei molto sensibile. Ma tu non devi lasciare che questa sensibilità sia una causa di sofferenza, ma la devi usare per vedere quello che c’è di sbagliato e desiderare di renderlo migliore”
“Davvero mamma questo è possibile?” Tamo è così incantata dalle parole della madre che si lascia un po’ andare e improvvisamente sente di nuovo nel suo cuore quella bellissima sensazione, come quella che aveva avuto il giorno in cui si erano incontrate dopo tanti anni.
“Sì che lo è. Tu puoi fare molto, basta che lo desideri. Anche se sembra impossibile, una cosa più grande di te. Devi avere fede e fiducia in te. Senza di te io non posso fare nulla per toccare  i cuori delle persone, perché se non c’è il desiderio, l’attenzione delle persone non va più sul cuore ma sulle cose materiali che sono fuori di loro. Ma quando il desiderio di sentire il proprio cuore ritorna, allora io posso intervenire per realizzarlo.”
Tamo, per la prima volta dopo tanto tempo, si sente davvero felice a sentire quelle parole e promette a sua madre di fare del suo meglio per realizzare quello che dice. L’idea di avere un così grande potere la fa sentire meglio, il suo senso di impotenza comincia a perdere la presa su di lei e lei si sente sempre più forte, come mai prima d’allora.

E così, Sattva, Tamo e la madre Kundalini si mettono subito in azione per rendere tutto più bello intorno a loro. Prima di tutto nel castello. Cominciano a renderlo ancora più bello con tantissime decorazioni e oggetti artistici di tutti i tipi, anche presi da altri paesi: le variopinte stoffe dall’India, le delicate porcellane dalla Cina, i dipinti dai maestri italiani, ecc.
All’inizio Rajo è alquanto infastidito da quello spreco di soldi per quelle che lui riteneva fossero solo chincaglierie: non apprezzava affatto le opere d’arte, per lui se una stanza era decorata oppure no era del tutto indifferente, gli bastava una sedia per sedersi, un tavolo per mangiare e una poltrona per riposare. Però non volendo creare discussioni inutili e sconvenienti con la madre, che dopotutto era la Madre Regina, rimane in silenzio: a lui basta che le sue signore non si intromettino nei suoi affari di stato e tutto il resto non conta.
Infatti, non appena sua sorella o sua moglie cominciano a dire qualcosa su questioni di governo allora si chiudono le porte della sua disponibilità: lui è il re e lui prende le decisioni e nessuna di loro può intromettersi! È così e basta!
Consapevoli di questo, Sattva e Tamo decidono di trovare dei sistemi più interessanti per aiutare Rajo ad aprire il suo cuore e pensano che attraverso l’arte visiva e la musica possano aiutarlo. Ma non c’è nulla da fare: Rajo i quadri e i vasi non li guarda nemmeno, per non parlare dell’opera e dei concerti che lo fanno addormentare sistematicamente.
Sembra proprio che non ci sia nulla che possa intenerire il suo cuore.
Anche l’allegra compagnia del figlioletto Ganescia, che non aveva nessuna intenzione se non quella di gioire della compagnia dell’amato padre, non ha molto effetto su di lui. L’unica cosa che Rajo vuole è che il figlio cresca sano e forte così che possa diventare un bravo re e tenere alto il nome della loro famiglia. Inoltre è sempre impegnato e non gli dedica tanto tempo, così come fanno la mamma, la nonna e la zia.

Aprire il Cuore

Ma il desiderio di cambiamento di Tamo, grazie al supporto della Madre Kundalini, si fa sempre più forte e per quanto uno provi a sfuggire al proprio destino, il destino fa di tutto per riportarlo sulla retta via, ma proprio di tutto.
Così il giorno del cambiamento arriva, ma in un modo proprio inaspettato.

Il re, come dicevamo, è un tipo che ama mettersi in mostra con tutti e lo stesso fa con il figlio. Ogni occasione è buona per lui per mostrare la sua grandezza e la sua potenza. Quando ormai Ganescia ha 8 anni, il padre decide che può partecipare con lui ad una battuta di caccia. Ganescia non può sopportare la caccia e pensa che è una cosa orribile tormentare dei poveri animaletti innocenti, ma l’idea di poter fare qualcosa con il padre lo entusiasma talmente tanto da mettere da parte questo suo sentimento di rifiuto.
Sono partiti e il padre comincia a raccontargli diverse situazioni di caccia cui aveva partecipato. Il figlio ascolta con ammirazione e si sente ancora più contento ed entusiasta di essere lì. Cominciano a galoppare sui loro bei cavalli, fino a che il padre non avvista da lontano una preda, un grazioso cerbiatto. Subito si ferma e fa fermare il figlio, prende la mira con il suo fucile e mentre è lì lì per sparare il figlio gridà a tutta voce: “NO! NO! NO!” e si tappa le orecchie e chiude gli occhi perché non vuole vedere e sentire. Ma mentre fa ciò il colpo del fucile parte ed è così forte che il cavallo del principino di spaventa e fa un balzo; siccome il principino non si stava più reggendo, cade immediatamente e batte la testa. A quel punto, Rajo, come colpito da un forte schiaffo, rimane scioccato, ma subito scende da cavallo per aiutare il figlio che giace inerte al suolo. Lo chiama e lo richiama, ma non succede niente, Ganescia non risponde e forse non risponderà più. Un dolore immenso agguanta il cuore di Rajo e ripensa a tutti i momenti in cui il figlioletto gli aveva detto di volergli bene e che lui non gli aveva risposto, troppo orgoglioso e severo per  lasciarsi andare ai sentimenti.
Questo dolore di padre poi si trasforma in dolore di figlio e pensa improvvisamente a sua padre, al suo Atma, che da lungo tempo aveva dimenticato. Lo aveva amato e ammirato così tanto e poi? Ma che cosa terribile aveva fatto, a rinchiuderlo così! E lui non aveva detto una parola, ma lo aveva lasciato fare, forse sapeva che un giorno avrebbe capito.
E quel giorno pare proprio che sia arrivato perché quel dolore così forte aveva abbattuto l’ego di Rajo, tutto il suo orgoglio, le sue ambizioni e la sua arroganza sembravano avere ricevuto un colpo così grande da spazzarli via.
Fino all’ultimo, con il suo puro amore, il piccolo Ganescia aveva fatto una cosa buona per gli altri, per farli diventare migliori.

Nonostante il dispiacere per la perdita del principino, quello è un momento di grande gioia per tutti. Rajo ha aperto il suo cuore e la stanza-prigione del Re Padre.  Atma è libero e può tornare dalla sua amata Kundalini e insieme a lei riunire tutti i figli (Rajo Guna, Tamo Guna e Sattva Guna) nell’immensità del suo amore e della sua benevolenza.
Naturalmente, Ganescia se n’era andato in cielo con gli angioletti, ma poi è tornato giu sulla Terra come nuovo figlio di Rajo e Sattva Guna che lo hanno chiamato Gautama.

Atma esiste davvero e nella nostra lingua si chiama “Spirito” e dimora nei cuori di tutti gli esseri.


2 Responses to “La Storia di Tamo e Rajo Guna”

  1. Davide ha detto:

    Una storia meravigliosa capace di spiegare ai bambini, in maniera semplice e divertente, il sistema sottile con le diverse qualità dei canali, la Kundalini e lo Spirito. Grazie per questa meravigliosa storia.

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