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Il bambino che non voleva crescere

C’era una volta un bambino di nome Nico, che abitava felicemente con la sua famiglia in un paese non molto lontano dal vostro. Nico era un bambino allegro e vivace e amava giocare con i suoi amici.
Ogni pomeriggio, dopo aver fatto i compiti, usciva e incontrava tutti i suoi amici, che erano gli altri bambini del villaggio. In estate, quando il tempo era bello e le giornate erano lunghe, potevano passare tanto tempo insieme, mentre in inverno si vedevano solo il sabato e la domenica nel centro sociale del villaggio dove c’era una bella sala tutta per loro, per poter giocare, correre e divertirsi.

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Quando s’incontravano, a volte giovano a palla, a volte a nascondino, o facevano quei giochi che tutti conoscono; spesso però inventavano i loro giochi, come quando avevano immaginato di essere una banda di pirati alla ricerca di un prezioso tesoro ed erano andati in giro per tutto il villaggio a cercare il misterioso tesoro, anche scavando un po’ qua e un po’ là, proprio come se fossero veramente dei pirati.

Di tutti i bambini, quello più fantasioso e vivace era Antonio, detto Tonio, che era il più grande di tutti. Siccome era più grande, aveva anche più permessi dai genitori e anche una paghetta maggiore. Allora ogni tanto offriva un gelato a tutti, quando voleva festeggiare qualcosa. Tonio era davvero simpatico e quando c’era lui era tutto più divertente.
Come il tempo passò, Tonio dovette andare alla scuola superiore. Era molto contento di andare alla scuola superiore perché sapeva che avrebbe imparato tante nuove cose e lui era un tipo che amava imparare cose nuove; era anche abbastanza ambizioso: voleva diventare presidente di una qualche importante società. Però la scuola superiore era lontana, in un altro villaggio e così il suo tempo libero sarebbe stato molto meno di prima. Tutti i suoi amichetti del villaggio erano tristi, per quanto lui li rassicurasse che niente sarebbe cambiato e che avrebbe passato tutto il suo tempo libero con loro, come sempre.
Però Nico aveva un presentimento, che Tonio si sarebbe separato da loro per sempre, e così fu. Tonio era sempre più impegnato e non aveva più tempo per giocare con loro; o almeno così diceva, perché lo si vedeva spesso in giro con altri ragazzi e ragazze. Era cambiato molto, non solo fisicamente, ma anche la sua espressione era cambiata: spesso lo si vedeva serio e pensieroso e il suo volto non esprimeva la stessa gioia prorompente di quando inventava un nuovo gioco da fare.

Vedendo ciò Nico rimase molto deluso e allora prese una decisione: quella di non voler mai diventare grande.
Così, ogni sera, prima di andare a dormire, giungeva le sue manine al petto e pregava il Signore, “Non voglio diventare grande, non voglio diventare grande,…” e lo ripeteva parecchie volte prima di addormentarsi. Allora, una sera, il Signore, commosso dal desiderio del bambino, decise di mandare un angelo per parlargli.
bambino-angeloMentre Nico era assorto nella sua preghiera serale, improvvisamente apparve di fronte a lui una figura. Apparve con un effetto di dissolvenza, proprio come nei film, e aveva una figura umana. In verità gli angeli sono luce, non hanno forma, ma gli esseri umani non potrebbero vederli se non assumessero una forma umana nel parlare con loro. Nel nostro caso l’angelo prese la forma di un bambino.
Nico rimase molto stupito e l’unica cosa che riuscì a dire con un filo di voce fu “Chi sei?”
L’angelo rispose, “Sono un angelo, mi ha mandato Dio, perché ha sentito le tue preghiere. Perché hai chiesto di non voler crescere, mio caro Nico?”
Nico raccontò all’angelo la sua storia e di come il suo amico fosse cambiato così tanto e che lui non avrebbe mai voluto diventare così, “Come posso fare?” chiese con grande aspettazione, sapendo che anche gli angeli possono fare miracoli.
“Ascolta Nico, pensaci un attimo” rispose con calma l’angelo, “se tu rimanessi piccolo, chi si prenderebbe cura dei tuoi genitori quando diventeranno vecchi? E come si sentiresti poi nel vedere che non riesci a crescere, mentre tutti gli altri crescono?”
A questo Nico non aveva pensato. Per un attimo fu preso dallo sconforto nel rendersi conto di chiedere una cosa impossibile. L’angelo di accorse subito dello sconforto di Nico e aggiunse, “Quello che tu non sai è che non importa se il tuo corpo cresce. Se nel tuo cuore continui a rimanere puro e continui ad amare le cose semplici, rimarrai sempre un bambino. Nessuno te lo potrà impedire, perché il tuo cuore appartiene solo a te stesso. Quindi non ti devi preoccupare.”
“Davvero?” esclamò Nico meravigliato. “Certo!”, proferì con sicurezza l’angelo.
“E allora perché Tonio è cambiato? Anche lui amava giocare e fare le cose semplici.”
“Perché lui non lo sa , non conosce il suo cuore” disse serio l’angelo.
“E allora…” azzardò Nico esitando “perché non glielo dici? così anche lui lo sa!”
“Perché lui non vuole saperlo, lui non desidera saperlo, i suoi desideri sono diversi: sono desideri di ambizione. Lui cerca sempre qualcosa che gli piaccia, che lo faccia sentire entusiasta; lo fa senza tregua e non è mai contento. Però non pensa mai di chiedere la cosa giusta, di cercare il suo bene dentro di sé; per cui, anche se glielo dicessi, non mi crederebbe.”
“Capisco… forse” disse dubbioso Nico, “ti ringrazio tanto angelo.”
“Sono contento di averti dato conforto e spero che manterrai intatto il tuo desiderio di avere un cuore puro. Io ti sarò sempre vicino, non dubitare, anche se non mi vedrai, sarò con te!”
Sentendo queste parole, dagli occhi di Nico uscirono delle lacrime, un po’ per la gioia, un po’ per il sollievo che sentiva in sé. E mentre le lacrime coprivano i suoi occhi, la figura dell’angelo gradatamente sfumò, così come era apparsa.
Nico avrebbe voluto sentirsi dispiaciuto per quella partenza, ma non ci riusciva, perché il suo cuore in quel momento era colmo di gioia e serenità… anzi, a dire il vero, per tutto il tempo che l’angelo era stato con lui, si era sempre sentito così, ma la conversazione lo aveva distratto.
In quel momento Nico sentì solo di voler restare in silenzio, per non perdere nemmeno un attimo di quella gioia immensa che stava avvolgendo il suo cuore; e non solo il suo cuore, lo stava avvolgendo completamente, come un mantello fatato. In quel momento, solo quel sentimento di conforto aveva importanza e quasi temeva che addormentandosi quell’effetto sarebbe svanito. Ma Nico si addormentò e l’effetto non svanì: per tutta la notte si sentì cullare da quella amorevole sensazione e la mattina dopo si svegliò così pimpante e felice come non lo era mai stato.

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Il tempo passò dopo quell’incontro e l’angelo non si fece più rivedere. Aveva lasciato però il suo messaggio scolpito nel cuore di Nico. Nico crebbe e anche per lui arrivò il momento tanto temuto di andare alle scuole superiori. Temeva di cambiare e diventare qualcosa che non voleva. Ma questo non avvenne.
Vedeva i suoi compagni formare gruppetti, mettersi là a sghignazzare o magari a fumare seduti su qualche muretto, oppure a correre su rumorosi motorini truccati strillando cose irripetibili, o a fare altre cose un po’ strane.
Ma Nico non fu mai attratto da quelle cose e rimase sempre se stesso: amava sempre giocare con i suoi vicini (che per fortuna erano come lui) e fare cose semplici e innocenti.
Crescendo i giochi si erano trasformati in qualcosa di più costruttivo e utile per il collettivo locale e per la società. Ma erano sempre giochi per lui, anche quelli; anche il lavoro era un gioco per lui, perché trovava sempre il modo di rendere divertenti anche i compiti più noiosi.

La gioia si vedeva dipinta sul suo viso sempre radioso e tutti si chiedevano come potesse essere sempre così sereno; ma nessuno osava mai chiederglielo e il suo segreto incontro con l’angelo, rimase per sempre segreto.


One Response to “Il bambino che non voleva crescere”

  1. Davide ha detto:

    E’ una storia meravigliosa.

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