Yoga Bambini

il modo più facile per stare bene

L’uccello che sembrava inutile

Molto tempo fa, il nostro grande paese non era così fiorito come lo è oggi. Il sole splendeva, ma davvero pochi fiori e alberi potevano dare il loro tocco di colore e gaiezza al paesaggio. Dovunque la campagna era verde, verde, così verde che inevitabilmente dava un senso di tristezza.

Un uccello neonato non sapeva questo aspetto della sua nuova casa. Venne fuori da sul uovo e guardò i suoi fratelli e sorelle, già venuti al mondo qualche ora prima. Che famiglia! Erano ben sei piccole oche, che correvano dietro la loro mamma, pronte a conquistare il mondo.

Un giorno, mentre il nostro giovane uccello diventato già grandicello, era lì che andava in giro per le strade in cerca di cibo. Ad un certo punto incontrò Signor Airone, che era (come al solito) di cattivo umore.

“Dove vai? Non vedi che sei entrata nella mia proprietà, senza essere invitata?”

oche volanti

Gilly (così si chiamava la nostra ochetta), giovane e inesperta, non volle scusarsi, “Perché” pensò “mi sta dando fastidio?”.

Ma il Signor Airone era terribilmente orgoglioso… e fu così che aprì le sue ali per spaventarla e allora apparve all’ochetta come un enorme uccello. Da comune uccello era diventato un enorme e arrabbiato Airone:

“Tu se cresciuta di certo, piccola oca. Ma è ora per te di imparare le buone maniere”

Poi fece un salto verso di lei e le diede una beccata.

“Tu sei una buona a nulla! Senti qua, io so come pescare e mantenere il giusto numero di pesci nello stagno. Se non fossi qui, ci sarebbero così tanti pesci che non rimarrebbe neanche un po’ di cibo. E poi, più alghe crescerebbero sulla superficie dell’acqua! E poi l’acqua diverrebbe troppo fangosa per poterla bere! Guarda la mia importanza e perciò inchinati a me!”

Sentendo queste parole, Gilly si sentì ferita e rispose subito:

“Me ne vado, ma tornerò! Un giorno vedrai quanto sono importante! Perché anche io sono utile a qualcosa, così importante da permettere a tutto il paese di cambiare! Vedrai!”

Così Gilly se ne andò, controllando se il malvagio Airone non la stesse seguendo.
Arrivata a casa, subito andò dalla mamma e dai suoi fratelli e sorelle e chiese loro cosa ci fosse di importante nell’essere delle oche.

“Le oche sono bellissime e volano molto in alto”. disse Mamma Oca.

“Sì, ma cosa altro di più importante?”

Mamma Oca non sapeva cosa rispondere.

“Vorrei tanto trovare la risposta e vorrei partire alla ricerca di essa, viaggiando di paese in paese” disse l’ochetta.

“Ma non sei ancora in grado di volare bene, mia cara, come potresti?” rispose Mamma Oca.

“E allora prenderò una barca, niente mi può fermare. Chi è così coraggioso da seguirmi?”

Due ochette decisero di unirsi a lei, Milly e Jim. Mamma Oca si sentì un po’ triste ma anche molto fiera di vedere i suoi figli andare all’avventura per una nobile causa: scoprire l’importanza delle oche!
Andarono al fiume e scelsero un grosso albero che stava là galleggiando. Si sistemarono su di esso e poi lo lasciarono farsi trascinare dalla corrente. Molto presto raggiunsero l’oceano e dovettero cercare un albero più grosso per poterlo attraversare. Dopo pochi giorni le loro riserve di semi si erano esaurite… ma improvvisamente “Terra! Terra!” Jim aveva avvistato la terra all’orizzonte: proprio al momento giusto!

Le ochette erano così contente di essere giunte sulla terra ferma. Poi scoprirono, con grande meraviglia, che quel paese era molto diverso da quello in cui vivevano: tutto era così colorato, grazie a tutti quei graziosissimi cosini che la gente chiamava “fiori”. C’erano anche tante strane piante, alberi, di forme, dimensioni e anche profumi differenti. Così tanti gradevoli sapori e… così tanti semi da mangiare! Che abbondanza!
Erano così felici che non riuscivano a contenere la loro gioia. E mangiarono tanto, davvero tanto  fino ad ingozzarsi. Si rallegrarono allora del fatto di aver deciso d partire per quella ricerca… anche se ancora Gilly non aveva trovato il modo di trovare una risposta alla sua domanda per farla vedere a quel borioso e cattivo Airone. Ma che importanza aveva ormai, visto che stavano così bene in quel momento.
La pacchia finì presto perché ad un certo punto cominciarono tutti a sentir nostalgia della loro famiglia. Così decisero di tornare a casa. Ma questa volta non dovettero viaggiare per mare, perché nel frattempo le oche erano cresciute abbastanza da poter volare alte e a lungo.
Così fecero un’ultima scorpacciata e riserva di  cibo prima di partire e poi via a sorvolare l’oceano!

Appena ritornate, Mamma Oca e tutti gli altri fecero festa:

“Oh! Come siamo felici che siete ritornate tutte sane e salve! E come siete cresciute e siete anche belle paffute!”

“Oh, mamma! Abbiamo trovato un posto fantastico, pieno di cibo così buono e ne abbiamo mangiato davvero tanto! Venite con noi, andiamo tutte insieme là. Magari partiamo fra tre giorni, cara mamma”.

“Ma è troppo tardi per partire” disse la mamma, “l’inverno è arrivato e non è saggio partire ora. Aspettiamo la primavera!”

Però la nostra Gilly, benché felice per aver rivisto la famiglia e aver portato quella bella notizia, si sentiva un po’ delusa, perché non era effettivamente riuscita nell’impresa di scoprire perché le oche sono importanti.

I giorni passarono, le settimane passarono, i mesi passarono e la primavera arrivò. La primavera arrivò portando con sé una meravigliosa sorpresa: i campi non erano più verdi e solo noiosamente verdi, ma tutti colorati. Mamma Oca non poteva credere ai suoi occhi e nemmeno le sue ochette. Quella primavera erano venuti fuori tanti bellissimi fiori, di diversi colori e profumi. E c’erano anche tante farfalle che danzavano dalla gioie, per non parlare delle api che zompettavano da un fiore all’altro: una festa per tutti!

Ecco cos’era successo: le giovani oche avevano recato con sé i semi, che si erano attaccati fra le loro penne ed erano stati poi sparsi dappertutto dal vento, andando poi a germoliare in quella stupenda primavera.

Trovata! Ecco qual è l’importanza delle oche: portare i semi delle piante e dei fiori da un posto all’altro.

“Ah ah ah!” rideva fra sé e sé Gilly “di sicuro questo è altrettanto importante che salvare lo stagno dal soffocamento da pesce!”
E così, la famiglia felice decise di passare l’inverno in quel paese lontano, oltre l’oceano, e di ritornare indietro in primavera. Che bella cosa!

Storia di Anaic Le Louet.



Condividi qualcosa di bello con gli altri