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Il Natale della Piccola Fiammiferaia

Questa storia è una versione riveduta e a lieto fine della favola di Hans Christian Andersen della “Piccola fiammiferaia”.

Molti anni fa, nella Londra in cui anche i bambini piccoli lavoravano per sopravvivere o per aiutare la propria famiglia, era Natale, un Natale di festa per tutti tranne che per la povera Gin, che ancora si affannava a vendere i suoi fiammiferi alla gente che correva qua e là a fare gli ultimi acquisti per il Natale. Era quasi arrivata la sera della vigilia e Gin, una bimbetta di 5 anni, non era riuscita a vendere nessun fiammiero e aveva paura di tornare a casa perché sapeva che suo padre si sarebbe arrabbiato con lei.
La piccola fiammiferaiaPer cui era ancora lì, con la sua vocetta esile che a malapena si sentiva nel vociare della piazza “Chi vuole dei fiammiferi? Sono belli e buoni! Chi vuole dei fiammiferi?”. Ma nessuno le dava retta, tanto erano presi dai loro affari; anzi nel passare la scansavano malamente tanto che alcune volte era caduta e si era un po’ fatta male.
Pensò allora che quello non era il posto giusto perché c’era troppa gente e si allontanò per andare in una via meno affollata; ma mentre attraversava la strada, una carrozza arrivò veloce e, per evitarla, la piccola lasciò cadere tutti i fiammiferi, tranne quei tre che teneva in mano “Oh no! adesso si saranno tutti bagnati e non saranno più buoni a nulla!” esclamò disperata la nostra povera amica “Adesso sì che non posso più tornare a casa!”. Peraltro, nel tentativo di salvarsi aveva anche perso la sua ciabattina e non si azzardava a riattraversare la strada per cercarla.
Allora, afflitta e sconsolata si mise a passeggiare per quella stradina e a guardare i negozi ancora aperti e tutte le leccornie che vendevano e che lei, sicuramente, non avrebbe mai potuto mangiare. Vedeva attraverso le finestre (che a Londra sono sempre molto grandi) le famiglie felici stare insieme e scambiarsi gli auguri e prepararsi a festeggiare insieme. E allora pensò alla sua nonnina, alla sua buona nonnina che ormai non vedeva più da tanto, e alla sua mammina che non aveva mai conosciuto.

La sera si faceva sempre più fredda e Gin non riusciva più a camminare con il suo piedino nudo e gelato che le doleva ormai a battere sul duro pavimento del marciapiede. Allora decise di sedersi sul gradino di un negozio ormai chiuso e cercare il tepore dei suoi fiammiferi, “Tanto ormai questi miseri tre fiammiferi non li comprerà più nessuno!” pensò.
Accese il primo e la fiammella subito le scaldò le manine gelate e lei si sentì meglio. Ad un certo punto nel bagliore del fuoco le parve di vedere qualcuno, una figura di donna giovane, ma chi poteva essere? “Ma sì, questa è di sicuro la mamma che è venuta a trovarmi!” esclamò contenta la bimba che fece per alzarsi per correrle in braccio; ma come la fiammella si spense anche la visione sparì. Delusa, la bambina accese il secondo fiammifero e questa volta vide la nonna, la sua cara nonnina che le aveva preparato tante cose buone per fare festa insieme: che gioia grande! Ma come il fiammifero si spense anche la nonna svanì.
Subito, senza esitazione Gin accese il terzo fiammifero, ma questa volta non vide nulla e il calore del fiammifero non era così forte da vincere il freddo che la faceva rabbrividire. La bimba cominciò a sentire sonno, tanto sonno e, mentre il capo cominciava a ciondolare giù, espresse un desiderio: “Babbo Natale, se davvero esisti, per favore esaudisci il mio desiderio: per favore fammi incontrare di nuovo la mia cara nonnina”. (in realtà Babbo Natale non c’era ancora a quel tempo, ma ce lo mettiamo lo stesso)

La famiglia di Nicholas

Di lì a poco passò di là un gentiluomo di nome Nicholas che stava tornando a casa da lavoro e vide una bimba rannicchiata in un angolo della porta di un negozio e sembrava che stesse proprio congelando perché le sue manine e il viso erano quasi viola per il freddo. Si girò attorno per vedere se c’era qualcuno, magari un genitore della piccola oppure un poliziotto cui affidare la piccola, ma non vide proprio nessuno.
Allora pensò “Io ho una bimba della stessa età e se fosse in difficoltà e qualcuno l’aiutasse, gli sarei di sicuro eternamente grato!” e così si tolse la giacca e vi avvolse la bimba; poi la prese in braccio e la portò a casa con sé.
Quando entrò a casa e annunciò “Sono tornato!” tutti gli corsero incontro per salutarlo e quando videro il fagotto che teneva in braccio, erano davvero curiosi di sapere quale sorpresa avesse portato papà Claus (così veniva benevolmente chiamato dalla sua famiglia il signor Nicholas).
“È una bimba! È una bimba!” gridò tutta contenta la figlioletta “Che bello! una sorellina per me! Grazie papà!”. La moglie lo guardò stupefatta. “Sai, l’ho trovata seduta su un gradino che moriva dal freddo e non c’era nessuno che se ne prendeva cura…” disse Claus. “Oh mamma! ma come si fa a lasciare questa piccolina là a gelare al freddo!” rispose subito la moglie Santa presa dalla compassione.
Grazie al calore del cappotto e dell’abbraccio di Claus, Gin si riprese e le sue guanciottine divennero prima bianche e poi rosate; Gin si stropicciò gli occhi e quando si vide in una casa così bella e con quelle persone che la guardavano, allora si stropicciò di nuovo gli occhi perché pensava stesse sognando.
Poi, quando si rese conto di non fare un sogno disse subito “Sorry, sorry!” perché pensava di essere capitata per sbaglio nella casa di quei signori e di averli disturbati. Dovete sapere che Londra si usa dire spesso “sorry”, che significa “mi scusi”, si usa per ogni cosa; anche se qualcuno ti sale sui piedi, allora dici “sorry”. E se qualcuno dice “sorry” allora è bene rispondere qualcosa del tipo “It’s all right” che significa “Va tutto bene”.
Però nel nostro caso, non c’era nulla di cui essere dispiaciuti e subito Claus le disse che lei era loro ospite e che poteva stare tranquilla. Anzi la moglie Santa le propose di fare subito un bel bagno caldo e di prepararsi per la cena. Per cui chiese alla cameriera di preparare il bagno e alla sua figlioletta di prestare un bel vestitino alla sua nuova sorellina.

Gin era estasiata. Così tante attenzioni tutte in una volta non se le aspettava proprio e, a dire il vero, credeva di essere in un sogno, dal quale non avrebbe mai voluto svegliarsi.
Quando tutti furono pronti, si unirono in salotto per cena. “Oh mammamia! Ma quante cose buone!” quando Gin vide la tavola imbandita con così tante bontà letteralmente spalancò gli occhi per lo stupore.
Si sedettero tutti a tavola e ringraziarono tutti il Signore per il cibo che avevano avuto e poi tutti cominciarono a mangiare, tutti tranne Gin che era rimasta immobile a guardare il cibo. Infatti la bimba aveva quasi paura che se avesse steso la manina per toccarlo, sarebbe improvvisamente sparito e si sarebbe trovata di nuovo in un angolo freddo e buio della strada.
A quel punto, vedendo la sua esitazione Santa le riempì il piatto con tante buone cose e l’invitò a mangiare. Così anche Gin cominciò a mangiare ed era tutto così buono.
La serata continuò allegramente con i canti natalizi accompagnati al pianoforte da Santa che era davvero brava a suonare. Gin aveva sentito tante volte i cori di bimbi girare per le strade o le musichette dei negozi, ma finalmente anche lei poteva unirsi al coro: che gran divertimento!
Gin non arrivò alla fine della serata che crollò dal sonno, perché era stata davvero una giornata piena di emozionanti sorprese.

Il giorno dopo era Natale e come Gin si affacciò dalla finestra e vide nevicare, per la prima volta gioì veramente di quell’evento, perché per la prima volta se lo poteva godere da un posto bello caldo caldo.
Dopo colazione, lei e l’altra bimba si misero cappottino, guanti, cappello e stivaletti e andarono in giardino a giocare con la neve. Decisero di fare un bel pupazzo insieme, ma ogni tanto si divertivano a lanciarsi qualche palla di neve ridendo forte.
Claus e Santa guardavano le bimbe ed era una grande gioia di vederle così contente. Però sapevano che questo momento per la piccola Gin sarebbe durato poco, perché avrebbe dovuto tornare a casa sua, qualunque fosse: un orfanotrofio o dei genitori decisamente molto negligenti, ancora non lo sapevano. Però volevano aspettare la fine delle feste, fin dopo capodanno, per permettere alla piccola di godere anche lei delle feste di Natale in gioia.

Natale a Londra

 

L’incontro con il padre di Gin

I giorni passavano allegramente per la piccola Gin, che, nella gioia del presente, aveva dimenticato tutto quello che aveva passato fino ad allora.
Una mattina, però, mentre giocava con la sua amichetta in giardino, passò di là un uomo, che si stupì nel vederla: era il padre di Gin. Aveva avuto difficoltà nel riconoscerla perché era conciata in modo del tutto diverso dall’ultima volta che l’aveva vista. In effetti in quei giorni non l’aveva più vista e si era chiesto vagamente che fine avesse fatto. In effetti lui non si curava molto di lei, se non per il fatto che lei gli portasse a casa del denaro dalla vendita dei vari oggetti che lui le dava. E poi quei soldi li spendeva quasi tutti per bere alcol, proprio come la alla vigilia di Natale e a Natale ed era per questo che non si era nemmeno accorto dell’assenza di lei.
In verità, John (questo era il suo nome) non era stato sempre così. Lui e sua moglie erano una coppia felicemente sposata e lui lavorava regolarmente in una fabbrica ed era molto bravo. Ma quando nacque la figlia, la moglie morì di parto e lui soffrì così tanto che cominciò a bere alcol per non sentire il dolore. Ma, si sa, l’alcol è un mostro infernale che ti uccide dentro e annienta ogni buona volontà. Per cui John più beveva e più desiderava di bere e alla fine perse pure il lavoro. È per questo che chiamò la figlia Gin (per fortuna che non la chiamò Whisky!). All’inizio c’era la nonna a prendersi cura della piccola, ma poi, siccome lui non lavorava più e mandava la figlia in strada a vendere i fiammiferi, mandò via la nonna che aveva protestato per il modo in cui la bambina veniva trattata.

Quando John vide la figlia in quella bella casa e con quelle persone che sembravano abbastanza ricche, subito pensò di approfittarne per avere un po’ di soldi. “Sembra proprio che questa famiglia si sia affezionata alla bimba e magari sono disposti a pagare qualcosetta per tenerla. Dopotutto fa compagnia alla loro figlia, e la compagnia si paga, no?” così ragionava John fra sé e sé.
Il giorno dopo si presentò a casa di Claus e Santa e disse di essere il padre della bimba. Disse che lui purtroppo non aveva molti soldi perché guadagnava poco (ma non era vero, perché non lavorava proprio!) ed era per questo che la mandava a vendere i fiammiferi. Disse che l’aveva cercata tanto la notte della vigilia e che aveva pianto tanto per la sua scomparsa (ma anche questo non era vero, come abbiamo detto prima). Insomma, per non farla lunga, aveva fatto di tutto per commuovere i due gentili signori per poter chiedere un po’ di soldi.
Claus gli disse “Bene, capisco la situazione. Noi siamo contenti di ospitare sua figlia qui fino alla fine delle vacanze, ma ora non ho soldi con me. Torni domani e avrà quello che si merita”. Tutto soddisfatto John ringraziò e promise di essere lì il giorno dopo alle 10 precise.
Appena John se n’andò, Claus fece delle domande alla piccola Gin per verificare se quello che aveva detto il padre fosse vero. Fece un po’ fatica a farsi rispondere, perché Gin aveva un po’ paura del padre e di dire com’era. Alla fine, però, Claus verificò che era un bugiardo e chiamò un suo amico agente di polizia per chiedergli di andare da lui il mattino successivo.
Fu così che quando John arrivò, Claus gli fece di nuovo delle domande, in modo che ripetesse le stesse cose anche in presenza del poliziotto che era nascosto dietro un porta. Appena John se ne uscì con la storia dei soldi, allora l’agente venne fuori e lo arrestò.

Il cambiamento di John

Ora può sembrare brutto che il padre di Gin sia stato arrestato proprio durante le vacanze di Natale, ma in realtà fu una cosa molto positiva. Infatti in prigione John non poteva bere alcol. I primi giorni furono terribili perché ormai lui era abituato a bere l’alcol e quindi ne sentiva la mancanza e soffriva. Inoltre tutte le sue paure e le sue angoscie venivano fuori e lo tormentavano; lui aveva fatto di tutto per annegarle nell’alcol, ma in realtà non se ne erano mai andate. Ora finalmente doveva affrontarle: non aveva proprio più nessuna possibilità di scappare.
Però, dopo quei primi giorni, cominciò a sentirsi meglio, più leggero, più libero.
Gin aveva chiesto ai gentili signori di permetterle di far visita al suo papino perché dopotutto lei gli voleva bene e voleva che diventasse come Claus. La dolcezza e il candore della piccola fecero finalmente breccia nel cuore malato del padre, che in quei giorni di introspezione capì di avere sbagliato tutto e decise di ricominciare a vivere bene.

Appena uscì di prigione si impegnò a trovare un lavoro. Prima però andò a casa di Claus per ringraziarlo di tutto: per essersi preso cura della figlia e… anche per averlo mandato in prigione.
Gli disse che si stava impegnando a cercare un buon lavoro e gli chiese di tenere la bimba con sé fino a che non lo avesse trovato. “Sa mio caro John” disse Claus “credo proprio che nella mia azienda stiano cercando personale e che potrei mettere una buona parola per lei”. Sia John che la figlia erano felicissimi: l’aiuto di Claus era stato ben più che provvidenziale!

Quando John cominciò a lavorare Gin tornò a casa con lui, ma solo dopo aver ringraziato tanto i suoi benefattori e dopo aver salutato la sua carissima amica (un po’ con le lacrime agli occhi, a dire il vero).

Ora John e Gin erano una vera famiglia felice.
A quel punto Gin chiese al suo papino “Papino, ma dove è la nonna? è da tanto che non la vedo, sta bene?”.
Il padre rispose “Sì, sì, non ti preoccupare, sta bene e dopo pranzo l’andiamo a trovare se vuoi. Ne sarà felice”. “Sì, sì, certo che voglio”.
E così dopo un lieto pranzo, nel pomeriggio di una soleggiata domenica d’aprile (come se ne vedono raramente da quelle parti), i due si avviarono verso la casa della nonna. Il tragitto per la casa di nonna passava proprio per la zona in cui vivevano i gentili signori che li avevano aiutati e così decisero di passare a salutarli.
Appena giunti davanti alla casa di quelli, bussarono e andò ad aprire un anziano signore “Chi siete, buon uomo?” chiese.
“Io sono John e siamo passati a trovare i signori Santa e Claus che vivono qui, sono in casa per favore?”.
“È questo forse uno scherzo? Noi abbiamo sempre vissuto qui e non sappiamo niente di nessun Santa e Claus” così dicendo l’anziano signore chiuse la porta.
A quel punto, John e Gin si guardarono in faccia stupiti e poi si guardarono intorno ed erano entrambi sicuri che quello fosse il posto giusto.
“Ah!” disse John “ma lo sai che alcuni chiamano Babbo Natale (in inglese Father Christmas) anche Santa Claus! Ma vuoi vedere che…”
“Ma sì” fece la piccola Gin con la sua voce giubilante “è stato Babbo Natale ad esaudire il mio desiderio!” e strillò verso il cielo “Grazie! Grazie Babbo Natale!”
E così padre e figlia continuarono la loro passeggiata allegramente verso la casa della nonna.


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