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I Tre Fratelli e la Fontana Magica

In un lontano paese nel nord dell’Europa, era nota agli abitanti la leggenda di una fontana magica le cui acque avevano il potere di dare eterna giovinezza e benessere. Si diceva che fosse un’acqua fresca, chiara e limpida e che, dopo averne bevuta solo un po’, la propria sete veniva completamente soddisfatta. Molte persone avevano provato a scoprire dove fosse, non solo per usarla per sé ma anche per venderla e fare affari.

Anche i tre fratelli Gaspare, Melchiorre e Baldassarre avevano lo stesso desiderio. Erano orfani da anni ma erano rimasti sempre uniti. Quello che sapevano della fontana magica, così come era stato loro tramandato era:

“Si dice che era in cima ad una montagna” così disse Gaspare, il fratello maggiore.
“Si dice che una luce sempre brilla al suo fianco”, disse Melchiorre, il fratello di mezzo.
“Un re e una regina dormono in un nascondiglio là vicino”, disse  Baldassarre, il più giovane dei fratelli.

Così un giorno decisero di partire ed andarla a cercare.
I nostri tre fratelli partirono tutti allegri per la loro avventura. La via era lunga visto che doveva attraversare una vasta pianura piena di boschi, prima di raggiungere la montagna, che era un vulcano estinto.
Lungo la strada, si nutrivano con i frutti che raccoglievano qui e là e potevano dormire nei tronchi, usati proprio a mo’ di letto. Infine, dopo tre giorni di cammino, raggiunsero i piedi della montagna.
Per trovarla ragionarono così, seguendo le indicazioni della leggenda: si doveva trovare in un lato non esposto al sole diretto, noto che una luce brillava di fianco; e doveva trovarsi in un angolo della montagna visto che il posto non era visibile. Però il posto doveva essere grande abbastanza da poter ospitare un re e una regina.

Cominciarono a salire lungo il pendio della montagna. Gaspare si sentiva un po’ pensieroso nell’immaginare come avrebbe potuto prendersi cura della famiglia una volta che avesse potuto vendere l’acqua miracolosa. Invece i suoi fratelli si godevano spensieratamente la camminata. Persero troppo tempo ad ammirare il panorama, secondo Gaspare, perché così perdevano di vista l’obiettivo della loro ricerca.
Una volta arrivati in cima, essi scoprirono un paesaggio stupendo: un lago blu riempiva il cratere del vulcano e gli alberi crescevano tutt’intorno, così densi e così vicini che quasi sembravano immergersi nell’acqua.

Ora si trattava di cercare la fonte che, secondo il loro ragionamento, doveva trovarsi vicino ad una piccola costruzione o qualsiasi caverna che avesse le fattezze di un rifugio regale.
Subito Gaspare si mise in azione impartendo ordini precisi ai fratelli:

“Tu” si rivolse a Melchiorre “andrai a dare un’occhiata in giro per vedere se un cammino più ampio ci può condurre là. Peraltro non sappiamo se questo re è amichevole o pericoloso e i suoi soldati potrebbero essere qui intorno,

“Invece tu” si rivolse a Baldassarre “andrai intorno al lago e ci farai sapere cosa hai visto. Mi raccomando però non fare niente da solo. Se trovi la fontana, torna qui subito. Nel frattempo io preparerò il campo per la notte.

Ognuno si mise in moto per eseguire il proprio compito.

Dopo un po’ che si era allontanato dai fratelli che il giovane Baldassarre sentì una vocetta dentro di sé dire:

“Perché stai cercando l’acqua della fonte miracolosa, Baldassarre?”

Molto sorpreso, il giovane si fermò e poi rispose, proprio come se davvero stesse rispondendo a qualcuno:

“Non è per me, è per i miei fratelli. Sono molto contento con loro. Ma credo che Gaspare, il più vecchio, stia invecchiando e di sicuro quest’acqua potrebbe aiutarlo a stare meglio.

“Allora non è per te. Piegati verso terra e siedi dove senti che il muschio è verde e la terra umida.

Baldassarre si sedette a terra e pose le sue mani gentilmente sul muschio verde e soffice che sembrava un tappeto di seta. Presto, dell’acqua limpida sgorgò fuori dalla terra. Era così limpida che senza indugio ne bevve un po’ e poi riempi la sua zucca vuota usata a mo’ di borraccia. L’acqua era fresca non non gelava le mani e nemmeno la gola.

“Grazie”, disse poi a voce alta “ritorno dai miei fratelli ora.”

Nel cammino di ritorno, Baldassarre si sentì pervadere da un profondo senso di gioia; si sentiva così leggero come se i suoi piedi non toccassero terra. I suoi fratelli lo videro e subito gli si avvicinarono:

“Allora, hai trovato la fontana?”

“Sì… no, beh non so!” disse Baldassare ancora così immerso in un intenso senso di dolce gioia e serenità da non riuscire a parlare chiaramente. In quel momento, la sua attenzione era completamente rivolta dentro di lui perché in sé trovava un’immensa gioia e tutto ciò che era fuori di lui non sembrava così importante.
Realizzando che in quel momento non avrebbero potuto sapere di più, i fratelli decisero che Melchiorre sarebbe andato a controllare nello stesso posto  per capire cosa era succcesso.

Seguì lo stesso percorso di Baldassare e arrivò al lago. Appena giunto là, anche lui sentì una voce dentro di sé che gli rivolgeva la stessa domanda: perché stava cercando l’acqua magica. Superata la meraviglia, rispose:

“Non è per me, ma per Baldassarre, mio fratello. Egli è così giovane e di salute cagionevole. Ho penato che quest’acqua portentosa potesse aiutarlo.

“Allora non è per te. Piegati verso terra e siedi dove senti che il muschio è verde e la terra umida.”

Melchiorre seguì le istruzioni, si sedette e come l’acqua sgorgò dalla terra ne bevve un po’ e un po’ ne raccolse.
Ebbe esattamente lo stesso effetto del fratello: fu colto da un tale senso di serenità e gioia che quando giunse al campo, con il suo viso pervaso da una dolce espressione, subito Gaspare capì che qualcosa era successa anche a lui e non si preoccupò nemmeno di fargli domande; subito si mise in cammino per scoprire cosa era successo ai fratelli: sicuramente dovevano aver trovato la fonte!

Così, anche Gaspare s’incamminò nella stessa direzione che avevano preso i suoi fratelli prima.
Aveva già camminato per un po’ alla ricerca di qualcosa come una cappella o una piccola costruzione, ma non era riuscito a  trovare niente del genere. Finalmente, in prossimità del lago riuscì ad intravedere qualcosa, una casetta illuminata da una luce. In effetti, senza rendersi conto, aveva camminato a lungo e si era ormai fatto buio. Come si avvicinò alla porta della casetta, vide due persone, un uomo e una donna, che sedevano a terra uno a fianco dell’altra. Erano di spalle.
L’uomo indossava una corona da re e dei vestiti regali e, analogamente, la donna aveva una corona vesti e gioielli così come si addice ad un regina. Nel centro della cappella, c’era una fontanella che sgorgava da un minuscolo foro nel terreno. Gaspare rimase incantato dalla scena e con una voce timida ma decisa disse:

“Buona sera.”

A queste parole, il re girò la testa e  — meraviglia delle meraviglie — vide nel re il volto di suo padre! Come poteva essere? E la regina, quando si girò, era sua madre!
A quel punto Gaspare, preso da una forte emozione, si lasciò andare a terra e si mise a piangere, un po’ per la gioia e un po’ per sfogo del dolore della perdita degli amati genitori.

“Cosa stai cercando qui, figlio mio” chiese il re, che sembrava proprio suo padre, “che non hai già? Guarda i tuoi fratelli, essi non desideravano niente per se stessi, ma ogni volta hanno pensato a cercare per qualcun altro. Ma loro sono già felici di stare insieme e gioisco di ogni momento insieme. Ed è per questo che hanno scoperto la sorgente della gioia.

“Ma padre, io non ho tempo, faccio sempre del mio meglio per prendermi cura di tutto, di tutti… e se volevo quest’acqua era proprio per questo, anche per loro.”

Allora la regina, che sembrava proprio la sua amorevole madre, si alzò, si avvicinò al giovane e passò delicatamente la mano sulla fronte di Gaspare, ed egli provò subito una sensazione di leggerezza, di liberazione e freschezza nella sua testa. A quel punto, ogni cosa diventò chiara per lui e la sua fatica e la sua ansietà interiore sparirono, rimpiazzate da una sensazione di grande gioia. E realizzò che quella grande gioia si trovava anche e proprio nell’amore fraterno.

Tornato a campo, andò subito di fratelli che stavano beatamente dormendo e sussurrò nelle loro orecchie:

“Ho capito tutto finalmente. Domani torneremo a casa: la mia fonte di felicità siete voi, miei fratelli. Avervi al mio fianco è la più grande gioia.

Domani, pensò Gaspare, ce ne torneremo a casa e non riveleremo mai la posizione della fontana magica, perché chiunque abbia il sincero desiderio di trovarla, la troverà comunque.
Il giorno dopo sarebbe stato bello, ne era sicuro, perché il cielo era stellato e senza nuvole, proprio come il suo cuore.

Dalla penna di Anaic Lelouet


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